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COMUNICATO LAIKA & BALTO ONLUS
In merito alla Vs. petizione dal titolo: BASTA DEPORTAZIONI
ALL’ESTERO, alla quale abbiamo aderito poiché crediamo solo negli affidi
diretti, in città/regioni per noi accessibili ai controlli e controllabili
nel tempo, chiediamo di rivedere e correggere alcuni punti che a nostro
parere condannerebbero migliaia di cani del nostro paese, specialmente
quelli del meridione. Inoltre, perché non approfittare di un’unica
petizione per limitare anche il commercio dei cuccioli provenienti
dall’est Europa?! (usare il termine eliminare il commercio, forse è
utopia).
La nostra richiesta viene dall’esperienza acquisita e dal nostro
modo di operare trasparente.
Premesso che:
la nostra Associazione cerca di aiutare, quando possibile, anche
i cani del meridione, dove la situazione è veramente sconcertante (anche
se non solo nel meridione); che i cani ritirati ci vengono segnalati e
portati direttamente dai volontari di (due/tre) Associazioni che lavorano
seriamente nel proprio territorio, sterilizzando da tempo i randagi e
ospitando a casa propria cani in condizioni pietose perché non trovano
discrete strutture nemmeno dove appoggiare i cani per la degenza post
operatoria; che i cani del meridione ai quali riusciamo a regalare un
sorriso di tanto in tanto, sono un numero irrisorio, (uno, due, raramente
tre alla volta), quando ci si libera un box grazie ad un’adozione e se non
si presenta un’urgenza vicina; che a volte capita di trovare la famiglia
adottiva per un cane del meridione, per il quale noi stessi siamo andati a
fare il controllo pre - post affido; che i cani che ritiriamo dal
meridione, sono controllabili anche da chi si è preso cura di loro prima
di essere ospitato dalla nostra Associazione.
Visto che:
I cani ritirati dalla nostra Associazione sono tutti iscritti
all’anagrafe canina, vaccinati, sottoposti a prevenzione filaria –
leishsmania (e nel rarissimo caso di positività vengono debitamente
curati); gli affidi vengono effettuati con coscienza, senza richiedere
denaro e accompagnati da una scheda e regolamento che impegna l’adottante
a:
sterilizzare il cucciolo appena l’età lo consente -
subire controlli da parte della nostra Associazione in qualsiasi momento
anche senza preavviso e senza scadenza nel tempo – in caso di problemi
dopo l’adozione a non affidare a terzi il cane ma restituirlo alla nostra
Associazione anche trascorsi anni dalla data di adozione.
A questo proposito chiediamo:
di rivedere e modificare i punti 1 e 3 della petizione, che a
nostro parere, come scritti, non migliorano l’inadempienza dei Comuni ne
tanto meno bloccano il trasferimento di migliaia di cani e gatti
all’estero, motivo della vostra petizione.
Consigliamo quanto segue, in colore rosso e tra le righe dei
vostri punti, tenendo comunque presente che ad ostacolarli è la stessa
legislazione Europea che permette di trasferire animali in altri paesi del
nord Europa; proposte che si ripetono in parte alle Leggi già esistenti e
non messe in pratica.
BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO!
- divieto ai Comuni di trasferire i propri animali presso canili fuori
Regione;
Divieto ai Comuni
di convenzionarsi con strutture fuori regione e fuori provincia come nel
recente caso del Comune di Campobasso (che non rientra nella lettera B,
art. 6 della Legge Regione Lombardia, modificata nel dicembre 2008 ossia
che i privati imprenditori, canili privati convenzionati, non sono più
soggetti abilitati a gestire canili). Obbligo ai Comuni di
adempiere alle leggi costruendo in tempi brevi strutture a doc per
ospitare i randagi di zona.
- obbligo della gratuità dell'affido;
- stretta limitazione degli affidi alle sole persone fisiche residenti
nel Comune o nella Regione;
E nel sud a chi affidano i cani
nella propria regione? A quante famiglie idonee? Perché vietare ad una
famiglia del nord Italia di adottare un cane del sud, che altrimenti
finirebbe i suoi giorni in una fogna aperta oppure investito?
Proponiamo che la limitazione
avvenga nel numero di cani che un’Associazione ha intenzione di ritirate
da altre regioni, in base all’idoneità del posto di ricovero che può
offrire (evitando le vagonate di cani che transitano presso
Associazioni Italiane per poi ripartire verso l’estero). Copia
dell’avvenuta adozione del cane anche al Comune e all’Associazione di
provenienza che potrà a sua volta fare direttamente i propri controlli
- affido rigorosamente effettuato al solo soggetto interessato, che
provi con documenti originali la propria identità e residenza,
sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l'animale e non
possa cederlo se non dopo un certo tempo, salva la necessità debitamente
dimostrata e valutata dalla pubblica amministrazione e dall'Ente o
associazione referente per la struttura;
Più che non possa cederlo se non
dopo un certo periodo di tempo, “che deve restituirlo all’ Associazione
dal quale è stato affidato e che si era presa carico”. Altrimenti non si
eliminano i presta nomi.
- obbligo della comunicazione immediata del cambio di residenza o
domicilio dell'affidatario, ai fini della garanzia della sua
rintracciabilità;
- limitazione del numero degli animali affidati nel tempo alla stessa
persona fisica, secondo valutazione, da parte della pubblica
amministrazione e dell'Ente o associazione referente per la struttura,
della capacità del loro corretto mantenimento;
limitazione per i canili
pubblici, un’Associazione scrupolosa se affida tre cani alla stessa
famiglia, vuol dire che la famiglia è idonea a prendersi cura di tre cani.
- controlli, protratti nel tempo, dell'effettiva permanenza
dell'animale presso l'affidatario e delle sue condizioni;
- obbligo di controllo sull'animale precedentemente affidato prima di
un successivo affido fatto alla stessa persona fisica;
Obbligo sempre per canili
pubblici. Se un’Associazione seria affida un altro cane alla stessa
famiglia, la famiglia si presume sia idonea per evitare che un altro cane
muoia nella cella di sempre.
- obbligo della sterilizzazione degli animali affidati e
sottoscrizione dell'impegno a effettuarla da parte degli affidatari di
cuccioli, con condivisione della responsabilità fra affidatario e
struttura;
Rilascio certificazione
veterinaria all’Associazione affidataria, di avvenuta sterilizzazione.
- obbligo per i cittadini del conferimento di animali presi dalla
strada presso le ASL per le procedure di controllo e profilassi prima di
ogni eventuale intestazione e obbligo di segnalazione del caso alle ASL
da parte dei veterinari privati;
- obbligo della sterilizzazione dei cani ospitati nei canili pubblici
e privati;
- obbligo per i privati del trasferimento di proprietà di animali alle
sole persone fisiche o, tramite le associazioni protezionistiche
iscritte nei registri regionali, ai Comuni;
- limitazione per i privati del numero di trasferimenti di proprietà
di cani a persone fisiche residenti all'estero
Vista la piaga del randagismo e canili lager che abbiamo in Italia,
visto il numero ormai sempre più ridotto di buone famiglie che
desiderano adottare un “povero” cane, vista la legislazione
Europea, per avere un numero maggiore di famiglie italiane alle quali
affidare un cane italiano si propone la limitazione di cani importati,
sia provenienti da allevamenti, sia provenienti da Associazioni Italiane
che operano all’estero e affidano cani in Italia;
Limitazione dei cani portati all’estero sia da persone fisiche che
da Associazioni, solo tramite documentazione autenticata della
famiglia adottiva straniera, in lingua madre e tradotta in Italiano, fermo
controllo alla dogana del numero di cani identificati ed identificabili su
auto e furgoni. Oppure, che la famiglia straniera si rechi in Italia
direttamente ad adottare il cane (anche se impossibile non lo trovi nel
suo paese) con le stesse procedure di quanto sopra.
LAIKA & BALTO ONLUS
1
luglio 2009
"TI DEPORTO A FARE UN
GIRO"
BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO!
FIRMA LA PETIZIONE
Da Enpa: Sono anni e anni che
furgoni, camion e perfino aerei trasportano cani e gatti in Germania, ma
anche in Svizzera, in Austria, e di lì negli altri Paesi del Nord Europa.
Sono ormai centinaia di migliaia, milioni di animali, raccolti in strada,
nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene, prelevati
durante un'uscita da casa… cuccioli o adulti, anziani o malati al punto di
non poter reggere il viaggio. Radunati febbrilmente, con una ricerca
massiccia e ostinata.
Partono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia, dai Paesi balcanici,
dall'Europa orientale, dalla Russia, dalla Turchia, dall'Africa del Nord,
dall'Asia… tutti convogliati verso i paradisi del Nord, con la promessa di
un giardino, di un sofà bianco, di una famiglia amorevole.
Tutti adottati?!
A scadenze fisse e frequenti, carichi di cani e gatti partono da ogni
regione d'Italia. Cittadini stranieri - sempre gli stessi - li prendono in
affido presso i canili, cittadini italiani - sempre gli stessi -
collaborano con loro come prestanome, procurandosene con ogni mezzo,
qualche volta nell'illusione di dare loro un avvenire migliore. Spesso gli
animali vengono intestati a persone ignare, inesistenti, perfino decedute…
Spesso partono senza documenti.
E finiscono in una rete di altri canili e di stalli, prima in Italia… e
poi all'estero. Alcuni appaiono offerti in siti web, e presto scompaiono,
come tutti gli altri, nel nulla. Controlli seri? Impossibili oltre
confine, in Paesi che per di più, come la Germania e la Svizzera, non
hanno un'anagrafe canina pubblica…
Ma perché tante organizzazioni private grandi e piccole, che si
definiscono “di protezione degli animali”, prelevano tanti animali
all'estero con viaggi frequenti e costosi, quando anche in Germania i
canili sono pieni, quando lì e in tutti i Paesi - tranne che in Italia -
vige la soppressione?
Adottati nel nostro Paese, gli animali, appena passato il confine,
diventano l'oggetto di un commercio assai vantaggioso: la merce è gratuita
all'origine, o costa soltanto un po' di mangime, di ciotole, di coperte…
Il prezzo in Germania? Si chiama “tassa di protezione animale” come quella
dei canili pubblici, ed è presentata come rimborso spese… fino a 350-400
euro per un meticcio qualunque, grande o piccolo, cucciolo o anziano, sano
o malato. Il guadagno è garantito, tanto più che la propaganda negativa
sull'Italia che queste organizzazioni lanciano presso il pubblico medio
frutta molto altro denaro.
I nostri animali sono venduti. A chi e perché?
Non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia
elastica in materia di sperimentazione… Ma a noi basta sapere che, una
volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque
sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e
delle sue leggi.
L'Italia ha le leggi più avanzate d'Europa in materia di tutela degli
animali. Ma non è senza colpe. L'abbandono e il randagismo affliggono
tutto il Paese. Troppi Comuni e troppe ASL sono ancora inadempienti
rispetto ai loro obblighi di tutela e di vigilanza. Così, il rimedio è
semplice ed economico: eliminare il problema chiudendo gli occhi sulla
deportazione all'estero degli animali in soprannumero.
Nel 1993 la circolare del Ministro della Sanità Garavaglia dava direttive
per impedire le deportazioni. Nel 2001 la circolare del Ministro Veronesi
indicava i controlli sugli affidi come parte integrante del benessere
degli animali. Questa circolari sono tuttora in vigore, e sono vincolanti
per ogni dipendente del Ministero della Salute. Ma molte ASL non le
rispettano.
Nel 2003 il Regolamento Europeo 998 stabiliva che i movimenti non
commerciali di cani e gatti nel territorio dell'Unione implicano che gli
animali non siano destinati alla vendita né al passaggio di proprietà. Ma
chi finge di prendere per sé un animale e lo vende all'estero non lo
rispetta.
Alcuni Paesi mediterranei hanno emanato disposizioni severe per far
cessare le finte adozioni e la deportazione dei loro animali. Anche in
Germania le autorità stanno aprendo gli occhi. Ma L'Italia è il fanalino
di coda.
L'ENPA, la più antica associazione italiana di protezione degli animali,
ha deciso di combattere questa battaglia di civiltà. Per rispettare la sua
vocazione. Per salvaguardare la dignità del nostro Paese. Per costringere
le istituzioni a compiere il loro dovere. Per educare i cittadini alla
prevenzione, unico rimedio contro il randagismo e le sue conseguenze
nefaste.
L'ENPA lancia una petizione per chiedere al Ministero della Salute di
intervenire una volta per tutte contro questo squallido e illegale
mercato. Firmiamo tutti, perché nessuno possa più tradire la fiducia dei
nostri animali più sfortunati.
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