6 luglio 2009

COMUNICATO LAIKA & BALTO ONLUS

In merito alla Vs. petizione dal titolo: BASTA DEPORTAZIONI ALL’ESTERO, alla quale abbiamo aderito poiché crediamo solo negli affidi diretti, in città/regioni per noi accessibili ai controlli e controllabili nel tempo, chiediamo di rivedere e correggere alcuni punti che a nostro parere condannerebbero migliaia di cani del nostro paese, specialmente quelli del meridione. Inoltre, perché non approfittare di un’unica petizione per limitare anche il commercio dei cuccioli provenienti dall’est Europa?! (usare il termine eliminare il commercio, forse è utopia).

La nostra richiesta viene dall’esperienza acquisita e dal nostro modo di operare trasparente.

Premesso che:

la nostra Associazione cerca di aiutare, quando possibile, anche i cani del meridione, dove la situazione è veramente sconcertante (anche se non solo nel meridione); che i cani ritirati ci vengono segnalati e portati direttamente dai volontari di (due/tre) Associazioni che lavorano seriamente nel proprio territorio, sterilizzando da tempo i randagi e ospitando a casa propria cani in condizioni pietose perché non trovano discrete strutture nemmeno dove appoggiare i cani per la degenza post operatoria; che i cani del meridione ai quali riusciamo a regalare un sorriso di tanto in tanto, sono un numero irrisorio, (uno, due, raramente tre alla volta), quando ci si libera un box grazie ad un’adozione e se non si presenta un’urgenza vicina; che a volte capita di trovare la famiglia adottiva per un cane del meridione, per il quale noi stessi siamo andati a fare il controllo pre - post affido; che i cani che ritiriamo dal meridione, sono controllabili anche da chi si è preso cura di loro prima di essere ospitato dalla nostra Associazione.

Visto che:

I cani ritirati dalla nostra Associazione sono tutti iscritti all’anagrafe canina, vaccinati, sottoposti a prevenzione filaria – leishsmania (e nel rarissimo caso di positività vengono debitamente curati); gli affidi vengono effettuati con coscienza, senza richiedere denaro e accompagnati da una scheda e regolamento che impegna l’adottante a:                                                                                                       sterilizzare il cucciolo appena l’età lo consente - subire controlli da parte della nostra Associazione in qualsiasi momento anche senza preavviso e senza scadenza nel tempo – in caso di problemi dopo l’adozione a non affidare a terzi il cane ma restituirlo alla nostra Associazione anche trascorsi anni dalla data di adozione.

A questo proposito chiediamo:

di rivedere e modificare i punti 1 e 3 della petizione, che a nostro parere, come scritti, non migliorano l’inadempienza dei Comuni ne tanto meno bloccano il trasferimento di migliaia di cani e gatti all’estero, motivo della vostra petizione.

Consigliamo quanto segue, in colore rosso e tra le righe dei vostri punti, tenendo comunque presente che ad ostacolarli è la stessa legislazione Europea che permette di trasferire animali in altri paesi del nord Europa; proposte che si ripetono in parte alle Leggi già esistenti e non messe in pratica.

BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO!

  • divieto ai Comuni di trasferire i propri animali presso canili fuori Regione;

Divieto ai Comuni di convenzionarsi con strutture fuori regione e fuori provincia come nel recente caso del Comune di Campobasso (che non rientra nella lettera B, art. 6  della Legge Regione Lombardia, modificata nel dicembre 2008 ossia che i privati imprenditori, canili privati convenzionati, non sono più soggetti abilitati a gestire canili). Obbligo ai Comuni di adempiere alle leggi costruendo in tempi brevi strutture a doc per ospitare i randagi di zona.

  • obbligo della gratuità dell'affido;
  • stretta limitazione degli affidi alle sole persone fisiche residenti nel Comune o nella Regione;

E nel sud a chi affidano i cani nella propria regione? A quante famiglie idonee? Perché vietare ad una famiglia del nord Italia di adottare un cane del sud, che altrimenti finirebbe i suoi giorni in una fogna aperta oppure investito?                                                                   

Proponiamo che la limitazione avvenga nel numero di cani che un’Associazione ha intenzione di ritirate da altre regioni, in base all’idoneità del posto di ricovero che può offrire (evitando le vagonate di cani che transitano presso Associazioni Italiane per poi ripartire verso l’estero). Copia dell’avvenuta adozione del cane anche al Comune e all’Associazione di provenienza che potrà a sua volta fare direttamente i propri controlli

  • affido rigorosamente effettuato al solo soggetto interessato, che provi con documenti originali la propria identità e residenza, sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l'animale e non possa cederlo se non dopo un certo tempo, salva la necessità debitamente dimostrata e valutata dalla pubblica amministrazione e dall'Ente o associazione referente per la struttura;

Più che non possa cederlo se non dopo un certo periodo di tempo, “che deve restituirlo all’ Associazione dal quale è stato affidato e che si era presa carico”. Altrimenti non si eliminano i presta nomi.

  • obbligo della comunicazione immediata del cambio di residenza o domicilio dell'affidatario, ai fini della garanzia della sua rintracciabilità;
  • limitazione del numero degli animali affidati nel tempo alla stessa persona fisica, secondo valutazione, da parte della pubblica amministrazione e dell'Ente o associazione referente per la struttura, della capacità del loro corretto mantenimento;

limitazione per i canili pubblici, un’Associazione scrupolosa se affida tre cani alla stessa famiglia, vuol dire che la famiglia è idonea a prendersi cura di tre cani.

  • controlli, protratti nel tempo, dell'effettiva permanenza dell'animale presso l'affidatario e delle sue condizioni;
  • obbligo di controllo sull'animale precedentemente affidato prima di un successivo affido fatto alla stessa persona fisica;

Obbligo sempre per canili pubblici. Se un’Associazione seria affida un altro cane alla stessa famiglia, la famiglia si presume sia idonea per evitare che un altro cane muoia nella cella di sempre.

  • obbligo della sterilizzazione degli animali affidati e sottoscrizione dell'impegno a effettuarla da parte degli affidatari di cuccioli, con condivisione della responsabilità fra affidatario e struttura;

Rilascio certificazione veterinaria all’Associazione affidataria, di avvenuta sterilizzazione.

  • obbligo per i cittadini del conferimento di animali presi dalla strada presso le ASL per le procedure di controllo e profilassi prima di ogni eventuale intestazione e obbligo di segnalazione del caso alle ASL da parte dei veterinari privati;
  • obbligo della sterilizzazione dei cani ospitati nei canili pubblici e privati;
  • obbligo per i privati del trasferimento di proprietà di animali alle sole persone fisiche o, tramite le associazioni protezionistiche iscritte nei registri regionali, ai Comuni;
  • limitazione per i privati del numero di trasferimenti di proprietà di cani a persone fisiche residenti all'estero

Vista la piaga del randagismo e canili lager che abbiamo in Italia, visto il numero ormai sempre più ridotto di buone famiglie che desiderano adottare un “poverocane, vista la legislazione Europea, per avere un numero maggiore di famiglie italiane alle quali affidare un cane italiano si propone la limitazione di cani importati, sia provenienti da allevamenti, sia provenienti da Associazioni Italiane che operano all’estero e affidano cani in Italia;       

 

Limitazione dei cani portati all’estero sia da persone fisiche che da Associazioni, solo tramite documentazione autenticata della famiglia adottiva straniera, in lingua madre e tradotta in Italiano, fermo controllo alla dogana del numero di cani identificati ed identificabili su auto e furgoni. Oppure, che la famiglia straniera si rechi in Italia direttamente ad adottare il cane (anche se impossibile non lo trovi nel suo paese) con le stesse procedure di quanto sopra.

 LAIKA & BALTO ONLUS

 

1 luglio 2009

"TI DEPORTO A FARE UN GIRO"

BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO!

FIRMA LA PETIZIONE

Da Enpa: Sono anni e anni che furgoni, camion e perfino aerei trasportano cani e gatti in Germania, ma anche in Svizzera, in Austria, e di lì negli altri Paesi del Nord Europa.

Sono ormai centinaia di migliaia, milioni di animali, raccolti in strada, nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene, prelevati durante un'uscita da casa… cuccioli o adulti, anziani o malati al punto di non poter reggere il viaggio. Radunati febbrilmente, con una ricerca massiccia e ostinata.
Partono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia, dai Paesi balcanici, dall'Europa orientale, dalla Russia, dalla Turchia, dall'Africa del Nord, dall'Asia… tutti convogliati verso i paradisi del Nord, con la promessa di un giardino, di un sofà bianco, di una famiglia amorevole.
Tutti adottati?!

A scadenze fisse e frequenti, carichi di cani e gatti partono da ogni regione d'Italia. Cittadini stranieri - sempre gli stessi - li prendono in affido presso i canili, cittadini italiani - sempre gli stessi - collaborano con loro come prestanome, procurandosene con ogni mezzo, qualche volta nell'illusione di dare loro un avvenire migliore. Spesso gli animali vengono intestati a persone ignare, inesistenti, perfino decedute… Spesso partono senza documenti.
E finiscono in una rete di altri canili e di stalli, prima in Italia… e poi all'estero. Alcuni appaiono offerti in siti web, e presto scompaiono, come tutti gli altri, nel nulla. Controlli seri? Impossibili oltre confine, in Paesi che per di più, come la Germania e la Svizzera, non hanno un'anagrafe canina pubblica…
Ma perché tante organizzazioni private grandi e piccole, che si definiscono “di protezione degli animali”, prelevano tanti animali all'estero con viaggi frequenti e costosi, quando anche in Germania i canili sono pieni, quando lì e in tutti i Paesi - tranne che in Italia - vige la soppressione?

Adottati nel nostro Paese, gli animali, appena passato il confine, diventano l'oggetto di un commercio assai vantaggioso: la merce è gratuita all'origine, o costa soltanto un po' di mangime, di ciotole, di coperte…
Il prezzo in Germania? Si chiama “tassa di protezione animale” come quella dei canili pubblici, ed è presentata come rimborso spese… fino a 350-400 euro per un meticcio qualunque, grande o piccolo, cucciolo o anziano, sano o malato. Il guadagno è garantito, tanto più che la propaganda negativa sull'Italia che queste organizzazioni lanciano presso il pubblico medio frutta molto altro denaro.
I nostri animali sono venduti. A chi e perché?
Non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione… Ma a noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.

L'Italia ha le leggi più avanzate d'Europa in materia di tutela degli animali. Ma non è senza colpe. L'abbandono e il randagismo affliggono tutto il Paese. Troppi Comuni e troppe ASL sono ancora inadempienti rispetto ai loro obblighi di tutela e di vigilanza. Così, il rimedio è semplice ed economico: eliminare il problema chiudendo gli occhi sulla deportazione all'estero degli animali in soprannumero.
Nel 1993 la circolare del Ministro della Sanità Garavaglia dava direttive per impedire le deportazioni. Nel 2001 la circolare del Ministro Veronesi indicava i controlli sugli affidi come parte integrante del benessere degli animali. Questa circolari sono tuttora in vigore, e sono vincolanti per ogni dipendente del Ministero della Salute. Ma molte ASL non le rispettano.
Nel 2003 il Regolamento Europeo 998 stabiliva che i movimenti non commerciali di cani e gatti nel territorio dell'Unione implicano che gli animali non siano destinati alla vendita né al passaggio di proprietà. Ma chi finge di prendere per sé un animale e lo vende all'estero non lo rispetta.
Alcuni Paesi mediterranei hanno emanato disposizioni severe per far cessare le finte adozioni e la deportazione dei loro animali. Anche in Germania le autorità stanno aprendo gli occhi. Ma L'Italia è il fanalino di coda.

L'ENPA, la più antica associazione italiana di protezione degli animali, ha deciso di combattere questa battaglia di civiltà. Per rispettare la sua vocazione. Per salvaguardare la dignità del nostro Paese. Per costringere le istituzioni a compiere il loro dovere. Per educare i cittadini alla prevenzione, unico rimedio contro il randagismo e le sue conseguenze nefaste.
L'ENPA lancia una petizione per chiedere al Ministero della Salute di intervenire una volta per tutte contro questo squallido e illegale mercato. Firmiamo tutti, perché nessuno possa più tradire la fiducia dei nostri animali più sfortunati.
 

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