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Un
cane torturato sino alla morte come forma di arte, è la follia di un
artista sudamericano, MA QUALE ARTISTA?!
E' avvenuto lo scorso
agosto in Costarica nella Galeria Codice di Managua, la notizia giunge
questo mese e ha scatenato la
rabbia e l’indignazione degli animalisti di tutto il mondo.
Il sedicente
artista costaricano Guillermo Vargas, conosciuto come Habacuc, ha pagato
dei ragazzini perché gli trovassero un cane randagio per utilizzarlo in
un’esposizione intitolata “Tu sei quello che tu leggi” che, secondo la sua
opinione, voleva essere un tributo a un certo Natividad Canda (un
nicaraguano che morì attaccato da due cani in una fattoria in Carthage).
La povera bestiola chiamata dall’artista Natividad, è stata legata in un
angolo della galleria con la ciotola del cibo tanto distante da non poter
essere raggiunta e “Tu sei quello che tu leggi” scritto con le crocchette. Il povero cane,
già malato, rimasto senza cibo
né acqua, dopo due giorni è morto.
Guillermo disse che “un animale diventa elemento di attenzione quando
viene posto in un luogo bianco dove la gente va per vedere dell’arte e non
quando muoiono per strada per fame e sete. La stessa cosa che accadde a
Natividad Canda, dove la gente fu insensibile con lui sin quando i cani
non lo sbranarono”.
Ma nonostante la reazione
sdegnata del popolo della Rete e di alcuni critici d’arte che hanno
definito quell’opera “ripugnante provocazione” l’aspetto più devastante di
questa storia sta nel fatto che solo alcuni dei partecipanti alla mostra
hanno chiesto la liberazione del cane e senza ribattere alle rimostranze
dell’artista che non voleva vedere rovinata al sua “opera d’arte”. Così
come non c'è stato nessun intervento da parte delle autorità -magistratura
e polizia - a cui dovrebbe spettare il compito di impedire gesti disumani.
La protesta attraverso una petizione on-line non ha neanche fermato il
Museo d'arte contemporanea, che in un suo comunicato ha scritto: "Un'opera
anche se discussa e discutibile, deve servire da spunto per opinioni
diverse, e sia pure contrarie, però non deve mai dare spunto a censura".
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