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Qualunque sia la
verità, in ogni caso, purtroppo, l'insensibilità ha fatto il suo corso.
L&B

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da Antibufala:
un artista affama un cane
fino a farlo morire
L'articolo è stato
aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
NOTA:
Quest'indagine
non afferma che la storia è una bufala.
Leggete l'articolo fino in fondo prima di giudicare. Grazie.
Circola da alcune
settimane un appello che racconta una storia terribile: un artista
latinoamericano, Guillermo Habacuc Vargas, avrebbe fatto morire di fame
un cane all'interno di un museo e questo, per lui, sarebbe stata una
forma d'arte. Ma
le mie indagini, fin qui, tracciano un quadro tutt'altro che certo,
ben diverso da quello apparentemente certo descritto da molta stampa.
Ecco il testo dell'appello in una delle sue varianti più diffuse:
Guillermo Habacuc
Vargas ha organizzato una mostra espondendo cio' che di migliore il
suo genio potesse partorire: UN CANE LEGATO AD UNA CORDA, DESINATO A
PERIRE DI FAME DINANZI AI CURIOSI OSSERVATORI, ESPERTI DI PSEUDO-ARTE.
L'Idea geniale, brillante, rivoluzionaria e' stata addirittura
premiata con un invito all'artista in questione a partecipare alla
Biennale Centroamericana del 2008 come rappresentante del suo paese.
BOICOTTA LA PRESENZA DI GULLIERMO HABACUC ALL'EVENTO, CONTRO LA
DISUMANITA' CHE SI SPACCIA PER ARTE. L'ARTE NECESSITA DI STRUMENTI
MIGLIORI http://www.petitiononline.com/13031953/
Il link citato porta
al testo di una petizione che descrive gli eventi in spagnolo e ha
raccolto, al momento in cui scrivo, oltre 210.000 adesioni (va
ricordato che queste petizioni on-line non hanno alcun valore legale e
le adesioni non possono essere considerate "firme" in senso stretto).
La
petizione, a sua volta, linka un
articolo del
giornale costaricano La Naciòn, datato settembre 2007: ma l'articolo
dice semplicemente che l'artista accusato dalla petizione è stato
selezionato per rappresentare il Costarica alla mostra Bienal
Centroamericana Honduras 2008. Del cane
lasciato morire d'inedia non c'è traccia nell'articolo.
L'atrocità
sarebbe avvenuta, secondo l'appello, durante la mostra Bienal
Costarricense de Artes Visuales (Bienarte) 2007, in seguito alla quale
Guillermo Habacuc Vargas è stato selezionato per la Bienal
Centroamericana. A supporto di quest'affermazione viene fornito un
link a un blog
che linka
un altro blog,
che a sua volta afferma quanto segue e mostra alcune immagini del cane:
Según supe el perro
murió al día siguiente por falta de comida. Durante la inauguración
supe que el perro fue perseguido por la tarde entre las casas de
aluminio y cartón de un barrio de Managua con nombre de santo que
Habacuc que no pudo precisar en el momento. 5 niños de los que
ayudaron en la captura recibieron bonos de 10 córdobas por su
colaboración. Durante la exhibición algunas personas pidieron la
libertad del perrito, a lo que él artista se rehuso. El nombre del
perro era (fue) Natividad, y se le dejo morir de hambre a la vista de
todos, como si la muerte de un pobre perro fuera un show mediático
desvergonzado en el que nadie hace nada más que aplaudir o mirar
desconcertado.
Definitivamente somos
lo que leimos: puras croquetas. En el lugar que el perro estuvo
expuesto solo queda un cable de metal y una cuerda. El perro estaba
sumamente enfermo, renqueaba y no quería comer de todos modos, así que
en un entorno natural hubiera muerto de todos modos; pero así son
todos los pobres perros: tarde o temprano se mueren o los mueren.
Ecco la
traduzione, fornita da Simone "Drope Alive"
Mi risulta che il cane
sia morto di inedia il giorno seguente. Sono venuto a sapere durante
l'inaugurazione che il cane era stato catturato alla sera tra le
baracche di un quartiere di Managua che prende il nome da un santo, ma
Habacuc non mi ha saputo precisare quale in quel momento. Cinque dei
bambini che hanno collaborato alla cattura hanno ricevuto una somma di
dieci cordobas in premio. Nel corso dell'esibizione alcune persone
hanno chiesto che il cagnetto venisse liberato, ma l'artista l'ha
proibito. Il nome dell'animale era Natividad, ed è stato lasciato
morire di fame sotto gli occhi di tutti, come se la morte di un povero
cane costituisse un vergognoso spettacolo mediatico in cui nessuno fa
nulla se non applaudire o fissare sconcertato.
In definitiva siamo ciò che leggiamo:
pure crocchette. Nel luogo in cui era esposto il cane rimangono
soltanto un cavo metallico e una corda. Il cane era gravemente malato,
zoppicava e non voleva comunque mangiare, quindi sarebbe morto
comunque anche in un ambiente naturale. Ma tutti i poveri cani sono
così, presto o tardi muoiono oppure vengono uccisi.
Qui si esauriscono
le "prove" portate dall'appello: un "mi
risulta che sia morto". Di testimonianze dirette, finora, non c'è
traccia.
Il sito
antibufala Snopes.com, nella sua
indagine, linka
un articolo di ottobre 2007 del quotidiano nicaraguense
La Prensa, secondo
il quale il direttore della galleria,
Juanita Bermúdez, afferma che il cane
invece è stato nutrito durante le pause di chiusura e poi è scappato:
Gran polémica ha
causado en la región el trabajo del artista costarricense Guillermo
Vargas, conocido como Habacuc, denominado Exposición No. 1. La
exposición fue presentada el pasado agosto en Galería Códice, en
Managua.
Como parte de la exposición el artista ató en una esquina de la sala a
un perro callejero flaco, enfermo y con hambre, que capturó en un
barrio pobre de la capital y que, según el diario costarricense La
Nación, murió de hambre esa noche.
También se incluía
como parte de la obra la frase “Eres lo que lees”, escrita en una
pared con alimento para perro, así como una versión del himno
sandinista al revés, además de un incensario en el que se quemaron 175
piedras de crack y una onza de marihuana.
Vargas dijo a La Nación que su obra se trataba de un homenaje a
Natividad Canda y no quiso decir si se alimentó al perro o no y se
rehusó a asegurar o desmentir la muerte del can. Según él, lo
importante era mostrar la hipocresía de la gente y ver cómo un perro
se convierte en el foco de atención cuando está en una galería y no
cuando está en la calle. Liliam Schnog, presidenta de la Asociación
Humanitaria para la Protección Animal en Costa Rica, informó al mismo
diario no comprender cómo se dejó morir de hambre a un animal, si a la
par había una frase hecha con comida.
LAS REACCIONES: En Costa Rica las reacciones no se hicieron esperar.
Se abrieron blogs (páginas de opinión en internet) donde personas
rechazaban la idea y a otros les parecía bastante creativa, porque
lograba comunicar un mensaje.
Alicia Zamora, artista plástica nicaragüense, considera que la obra es
válida en cuanto genera una reflexión en el espectador, que está mal
acostumbrado a un arte meramente decorativo.
“Habacuc me parece un artista de mucho respeto, en tanto propone obras
que generan y despiertan una reflexión en la gente; estamos
acostumbrados a obras donde el artista y la reflexión de lo social
queda invisible”, dijo Zamora.
Juanita Bermúdez, directora de Galería Códice, afirma que como persona
seria no permitiría el maltrato al animal. La directora afirmó que el
perro comió en reiteradas ocasiones y que no murió, si no que se fugó
durante la madrugada.
“Es una obra que deja un mensaje social, definitivamente es arte
conceptual y a la gente le cuesta todavía trabajo digerir este tipo de
obras”, expresó la directora. Bermúdez también dijo que la obra de
Habacuc es
bastante enigmática y poco explícita, pero que en lugar de maltratarlo,
el artista dignificó al perro al llevarlo como arte a una exposición
de su obra, para representar una realidad social.
Non solo.
Silvio
mi segnala
questo comunicato della Galeria Codice,
a firma del direttore, riportato anche nelle lettere dei lettori a
La Prensa:
Uno de los trabajos
expuestos consistió en presentar a un perro famélico que Habacuc
recogió de la calle, y durante la exposición aparecía amarrado con una
cuerda de nylon, que a su vez estaba sujeta a otra cuerda que pendía
de dos clavos en una esquina de la Galería. Habucuc nombró al perro
“Natividad” en homenaje al nicaragüense Natividad Canda (24 años)
quien murió devorado por dos perros Rottweiler en un taller de San
José, Costa Rica, la madrugada del jueves 10 de noviembre de 2005. El
perro permaneció en el local tres días, a partir de las 5 de la tarde
del miércoles 15 de agosto. Estuvo suelto todo el tiempo en el patio
interior, excepto las 3 horas que duró la muestra, fue alimentado
regularmente con comida de perro que el mismo Habucuc trajo.
Sorpresivamente, al amanecer del viernes 17, el perro se escapó
pasando por las verjas de hierro de la entrada principal del inmueble,
mientras el vigilante nocturno quien acababa de alimentarlo limpiaba
la acera exterior del mismo.
In altre parole, il
cane sarebbe rimasto nella mostra per tre giorni, ma la mostra durava
tre ore ogni giorno, e soltanto durante quelle tre ore veniva legato e
non nutrito. Al di fuori di quest'orario, veniva alimentato regolarmente
con cibo per cani fornito da Habacuc stesso. Il cane sarebbe poi
scappato.
Silvio nota inoltre che
"Habacuc era un profeta del vecchio
testamento famoso perché rimproverava a Dio di vedere la violenza sulla
terra e non fare nulla per fermarla." Un nome particolarmente
calzante, visto che lo scopo dell'"artista" era attirare l'attenzione
sul fatto che, come dice a chi gli scrive indignato, nella sua città
decine di migliaia di cani randagi muoiono di stenti ogni anno e nessuno
ci fa caso, ma basta metterne uno in una mostra per suscitare la furia
ipocrita dell'opinione pubblica:
'Hello everyone. My
name is Guillermo Habacuc Vargas. I am 50 years old and an artist.
Recently, I have been critisized for my work titled 'Eres lo que lees',
which features a dog named Nativity. The purpose of the work was not
to cause any type of infliction on the poor, innocent creature, but
rather to illustrate a point. In my home city of San Jose, Costa Rica,
tens of thousands of stray dogs starve and die of illness each year in
the streets and no one pays them a second thought. Now, if you
publicly display one of these starving creatures, such as the case
with Nativity, it creates a backlash that brings out a big of
hypocrisy in all of us. Nativity was a very sick creature and would
have died in the streets anyway.'
Va notato che Vargas
stesso dice che lo scopo dell'opera non era causare sofferenze alla
povera creatura innocente, ma dimostrare questo concetto di ipocrisia.
Ringrazio Silvia per avermi girato la risposta di Vargas.
Riassumendo:
- abbiamo un
blogger anonimo che ha dato la stura alla vicenda scrivendo che a
lui/lei risulta che il cane sia morto. Che fine abbia fatto la
bestiola, però non si sa: su questo non c'è nessuna testimonianza
diretta, di prima mano.
- abbiamo il
direttore della galleria d'arte che dice che il cane è stato nutrito,
ma non durante le tre ore giornaliere della mostra, e che poi è
scappato, e su queste dichiarazioni pone la propria firma;
- abbiamo l'artista
in questione che non conferma e non smentisce la morte del cane; dice
che non era sua intenzione causargli sofferenza.
- abbiamo una
vicenda che fa leva su tutti i sentimenti giusti per ottenere la
vastissima eco mediatica alla quale aspirano tanti "artisti".
Con questo quadro di
dati, la
spiegazione più probabile (ma
non certa) è che
il cane non sia stato maltrattato come descrive l'appello, ma che
l'artista abbia fatto una provocazione male interpretata e non si sia
reso conto delle possibili conseguenze mediatiche della provocazione.
Come ben sappiamo, qualsiasi storia di maltrattamento di animali, vera o
falsa, fa perdere il lume della ragione a tanta gente e risveglia nei
giornalisti la voglia di scoop che riempie intere pagine con poca
fatica. La voglia di credere al luogo comune dell'artista moderno
incomprensibile e insensibile, combinata col fatto che gli avvenimenti
hanno avuto luogo in un paese lontano e "primitivo", ha fatto il resto.
In sintesi, la storia
funziona perché gioca sui nostri luoghi comuni: gli artisti moderni sono
indecifrabili e farebbero qualsiasi cosa in nome della cosiddetta
"arte"; i
visitatori di queste mostre sono snob insensibili; i paesi
latinoamericani sono rozzi e primitivi; la gente è crudele con gli
animali e nessuno fa nulla per fermarli.
Ma
paradossalmente funziona anche su un altro livello: ha dimostrato
pienamente la tesi di Vargas, ossia che la gente è ipocrita. Con
pochissime, nobili eccezioni, s'indigna e si mobilita per un animale
messo in mostra a morire (apparentemente) di stenti, mentre fa finta di
nulla quando incrocia la stessa creatura per strada.
Per questa storia
si è mossa l'Organizzazione
Italiana Protezione Animali e si è
attivato persino il commissario UE Frattini per trovare la maniera di
bandire Guillermo Vargas
dall'Unione Europea. Ma scusate, il principio dell'innocenza fino a
prova contraria che fine ha fatto? Allo stesso modo,
temo che molta gente "firmerà" questa petizione
assolutamente inutile e crederà con questo di aver fatto il proprio
dovere di animalista DOC.
Io avrei una proposta: invece di "firmare"
pigramente, andare a comperare una scatoletta di cibo per cani e
portarla al rifugio per animali più vicino. Costa più fatica, ma è
sicuramente un gesto più utile. E con lo stipendio di un commissario UE,
o di un giornalista che ha riportato come assolutamente certa la notizia
senza verificarla, chissà quante scatolette si potrebbero comperare.
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