1 giugno 2007

 

 
LIBERAZIONE
1 GIUGNO 2007
 
"Cavalli dopati, macellati e venduti nelle corse clandestine"
Il racconto di Giuseppe, fantino di Agrigento: "Bloccano illegalmente le strade, la mafia gestisce tutto. Gli animali finiscono sul banco della carne, anche se sono stati drogati".
 
di Lorenzo Tondo
 
E' l'alba. La strada è stata bloccata. Sui marciapiedi centinaia di uomini vocianti e surriscaldati impugnano delle banconote. Ad un'estremità della strada due cavalli, visibilmente sovraeccitati, scalpitano nervosamente, scivolando con gli zoccoli su un asfalto troppo sdruccioloso. Dietro di loro alcuni uomini, dallo sguardo assatanato, armeggiano dei lunghi bastoni, nel tentativo di richiamare all'ordine gli animali. Manca poco ormai. L'ennesima corsa clandestina di cavalli sta per avere inizio.
Il piacere delle scommesse negli ultimi mesi sembra aver raddoppiato il suo "business" in Sicilia, come rilevato dalle indagini condotte dalle forze dell'ordine nei mesi scorsi. Strade chiuse illegalmente al traffico, cavalli maltrattati e costretti a correre fino allo sfinimento per poi, in caso di sconfitta o infortunio, essere uccisi o macellati. Perchè se un cavallo non corre più come una volta, e non fa soldi, non serve più. La Sicilia si trasforma così in un gigantesco ippodromo, gestito e sponsorizzato da Cosa Nostra.
Un fantino di 29 anni dell'agrigentino, che chiameremo Giuseppe, rivela la sconvolgente realtà delle corse clandestine nell'isola. Giuseppe ha imparato ad andare a cavallo da suo nonno, quand'era bambino. Poi sono arrivate le prime partecipazioni nelle sagre paesane e da lì, pian pianino, è venuto a conoscenza delle gare clandestine. Giuseppe ne ha viste tante. Non dice se vi ha mai preso parte come fantino, ma racconta:«Cominciano all'alba. O a volte di sera, con le luci delle macchine. Le strade vengono bloccate. Da una parte e dall'altra. Il percorso è di circa 400 metri. A volte 500. Si cercano strade in salita per evitare di far scivolare i cavalli. Ma sono asfaltate, e ogni tanto succede qualche "burdellu"». Qualche "burdellu", ovvero ogni tanto i cavalli scivolano sull'asfalto. «Capita. Sì. - continua Giuseppe - L'asfalto non è buono per i cavalli. Si fanno male ai tendini. Per evitare di farli soffrire, li drogano. A volte, se cadono "malamenti" si rompono qualche osso. Allora l'animale viene abbattuto». Giuseppe mi spiega che le cure mediche per rimettere a posto le ossa dei cavalli sono troppo costose, «ed è difficile che un cavallo, dopo un incidente del genere, riesce a correre come prima». E se non corre più come prima, non serve più. In certe zone della Sicilia, al cavallo perdente, spetta il feroce rito della lapidazione. Come quello trovato morto qualche mese fa a Catania, lapidato ferocemente in spiaggia davanti a decine di persone. Ma c'è chi reinveste la carne morta. «C'è pure chi li macella - afferma Giuseppe - Ma, certo, non lo portano al mattatoio comunale..». Già, perchè al mattatoio comunale la carne viene controllata. E quella non potrebbe mai venir messa in commercio. Le sostanze dopanti, iniettate sull'animale, sono nocive per l'uomo. Ma per questa gente tutto è possibile.
Le corse dei cavalli clandestine sono sempre esistite in Sicilia. Tollerate perchè concepite come una macabra manifestazione del folclore siciliano. Alcune di queste gare, mascherate da ambigue autorizzazioni comunali, si svolgono nell'ambito delle sagre popolari. La corsa cambia volto, ma i risultati sono gli stessi: scommesse clandestine e maltrattamenti sugli animali.
Sono molte le organizzazioni animaliste che negli ultimi tempi hanno denunciato il problema alle autorità . L'ultimo allarme lo ha lanciato proprio ieri la Lav (Lega antivivisezione) che nel rapporto "Zoomafia 2007" sottolinea come le organizzazioni criminali abbiano intensificato i loro interessi sulle corse di cavalli clandestine e non, «vera e propria industria dello sfruttamento e della violenza». Qualche settimana prima era stata l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) che, in un altro rapporto, faceva notare come nella provincia di Catania le corse avvengono a scansione settimanale. Il rapporto Ecomafia 2007, a proposito delle gare clandestine, parla di una vera e propria epidemia in Sicilia, Campania e Puglia.
Ciro Troiano, responsabile dell'osservatorio zoomafie della Lav, spiega che «proprio nell'ultimo anno le corse clandestine sono in forte crescita in Sicilia». «Si è scoperto - spiega Troiano - che dietro questo business si nascondono organizzazioni criminali che hanno messo mani sulle corse e non intendono toglierle». Le scommesse hanno raggiunto cifre astronomiche e le corse sono diventate una vera macchina da soldi.
Giuseppe ne sa qualcosa delle scommesse:«I proprietari a volte si giocano il cavallo. I fantini, comunque vada la gara, vengono pagati. Certo, se vincono, prendono di più. Gli altri scommettono. Un sacco di "picciuli".» Ma non vuol dire quanto.
«Per ogni cavallo - afferma Troiano - spesso si arriva a scommettere 7 mila euro. Di conseguenza il profitto per ogni corsa si aggira intorno ai 50mila euro». Un giro d'affari che in tutta l'Italia arriva a toccare 1 miliardo di euro l'anno. Le gare clandestine di cavalli non riguardano solo la Sicilia, ma tutto il Sud Italia. In particolare le regioni ad alta densità mafiosa.
Nei mesi scorsi, le indagini delle forze dell'ordine hanno bloccato numerose corse clandestine, sequestrato cavalli e soldi, e spedito qualcuno in carcere. Ma c'è ancora molto lavoro da fare.
Gery Palazzotto ha scritto recentemente un libro su questo argomento: "Fotofinish" (Verdenero, Edizione Ambiente 2007), una raccolta di storie "noir" sul mondo delle corse nell'isola. «Le corse clandestine di cavalli sono eventi rapidi, che nascono all'alba di un giorno qualunque e che non lasciano traccia. La polizia ed i carabinieri, ogni tanto, grazie a una soffiata, sono riusciti a filmarle o bloccarle. Ma non basta. La lotta all'ecomafia, del resto, non è mai andata di moda, non ha mai ispirato carriere nè mai stata strumento elettorale. Qui, come nel resto d'Italia, volontari e professionisti sfidano un nemico che agli occhi dell'opinione pubblica è quasi invisibile».
Le corse clandestine dei cavalli, qui, in Sicilia, non sono l'emergenza. Ma fanno parte di un sistema che rientra nella "vera emergenza siciliana": la mafia. E Cosa Nostra in queste gare c'è dentro fino al collo.

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