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20 giugno '06
MORIRE PER SPORT
Troppo spesso succede che i cavalli usati negli sport equestri, specie se
sono soggetti bravi e "generosi", vengano sfruttati oltre i propri limiti
fino a che non si "rompono" e questo a volte per loro non vuol dire
perdere soltanto la salute bensì la vita. Solo i proprietari sono
responsabili del
loro destino e quando sono coscienziosi fermano i propri cavalli non
appena si manifestano i primi problemi fisici, ritirandoli dall'attività
agonistica; quando non lo sono, invece, continuano ad utilizzarli e a
farli gareggiare ugualmente arrivando così al fatidico "punto di non
ritorno" (che per molti comporta la soluzione finale del macello). Il
nostro impegno è
dunque anche quello di sensibilizzare coloro che praticano l'equitazione
ad avere maggiore rispetto dei cavalli, i quali non sono degli strumenti o
dei mezzi con cui vincere premi e medaglie, ma degli esseri senzienti che
stabiliscono con l'uomo un rapporto leale di fiducia e che meritano di
essere ricambiati con altrettanta lealtà. Abbiamo ritenuto opportuno fare
queste riflessioni dopo aver letto la notizia della morte di un famoso
saltatore, protagonista in passato di concorsi nazionali e internazionali,
il quale ha subito una gravissima frattura ad un anteriore durante un
salto in quella che doveva essere l'ultima gara della sua carriera.
Nonostante l' intervento a cui era stato immediatamente sottoposto, si è
reso necessario l
'abbattimento per porre fine alle sue sofferenze;risulta che il cavallo
avesse da anni problemi di zoppia. Chissà, forse se fosse stato fermato in
tempo adesso sarebbe ancora vivo e magari felice insieme a degli amici
umani verso i quali sarebbe stato sicuramente riconoscente.
EquinewsLav di: Angela Marino
LEGA ANTI VIVISEZIONE
Settore "Ippica e Sport Equestri"
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